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Si arriva ai largo Magnanapoli, nome di incerta origine, che dall’VIII secolo designa questo ripido pendio del Quirinale. Nel centro, massi quadrati delle mura Serviane, sormontati da un ciuffo di palme (un basso arco a bugne rustiche, altro resto delle stesse mura, è visibile nel cortile del N. 158). A destra, l’alta e massiccia Torre delle Milizie, la maggiore delle torri baronali romane rimaste, eretta nel sec. XIII da Gregorio IX su nucleo serviano. Sensibilmente pendente, è costruita in laterizi e consta di due ripiani rientranti a dado, il primo a facce rettangolari, il secondo con spigoli arrotondati e lesene; nel sec. XIV, mozzata all’altezza attuale, fu coronata da merli guelfi. E’ detta anche torre di Nerone, per la tradizione popolare che da qui l’imperatore assistesse all’incendio di Roma, suonando la cetra. Fu degli Annibaldi, poi dei Caetani; Arrigo VII di Lussemburgo la scelse come base di difesa contro i guelfi quando venne in Roma per essere incoronato (1312). Ai piedi della torre è la chiesa di S. Caterina da Siena, di G. B. Soria (1630), sede del vesc. Castrense, ordinario dei cappellani militari. Facciata barocca a 2 ordini con scalinata a 2 rampe, portichetto, nicchie e una stretta finestra in alto. Interno a una navata, con dipinti di scarsa importanza. Sull’altare maggiore S. Caterina in gloria, rilievo marmoreo di Melchiorre Caffa. Sotto la scalinata, ingresso alla cripta dei caduti, ove, su lastre marmoree, sono incisi i nomi dei romani caduti nella guerra 1915-18 e in AO. Il largo Magnanapoli è chiuso in fondo dal muraglione che sostiene il terrapieno artificiale del giardino di Villa Aldobrandini, eretta nel sec. XVI per il duca di Urbino della Rovere, acquistata da Clemente VIII Aldobrandini e donata ai nipoti, rifatta da C. Lombardi. Fu centro mondano della Roma napoleonica. Oggi è proprietà dello Stato. La facciata, sulla via Panisperna, è barocca, con portale a colonne; dal corpo centrale partono le due ali degli ingrandimenti posteriori. Più in là, in via Mazzarino, una scalinata, ricavata da C. Valle tra ruderi del Il sec., sale al giardino (generalmente aperto al pubblico), folto di alberi, ornato da un ninfeo e da 5 padiglioni agli angoli (in uno, costruito da 0. Lombardi nel 1575, fu portata la famosa pittura detta poi delle Nozze Aldobrandine). La via Panisperna, che si apre tra la Villa o S. Caterina, mostra, in un pittoresco movimento di salite e discese, la successione dei tre colli: Quirinale, Viminale ed Esquilino; nello sfondo, la parte absidale di S. Maria Maggiore. Tornando davanti alla chiesa di S. Caterina da Siena alla sua destra prima della salita del Grillo che scende all’omonima torre, al rione Monti e all’ingresso dei Fori Imperiali, è la chiesa dei Ss. Domenico e Sisto. Scenograficamente eretta al sommo di una scalinata con doppia rampa a spirale. Grande facciata barocca a 2 ordini egualmente larghi, ornata da nicchie, statue, colonne e, sopra timpano, da 8 torce marmoree, opera di Vincenzo della Greca (XVII sec.). Interno a una sola vasta navata con volta affrescata (D. Maria Canuti), pareti decorate da lesene marmoree, altari laterali tra colonnine ad architrave spezzato: 1° alt. d. (dis. del Bernini), Noli me tangere, di A. Raggi; alt. destro, S. Domenico. di Pier Fr. Mola; 1° alt. sinistro, Madonna del Rosario, di G. Fr. Romanelli. la chiesa è unita, a destra, al Pontificio Ateneo "Angelicum" , diretto dai PP. Domenìcani.
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